Inconsapevole Blog

 
























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>> mercoledì, 15 ottobre 2003 >>

 
Il mondo intero trema al cospetto di Ludwig Van Bethoven

DIE OVERTUREN

Die Ruien von Athen op. 113


Un ensamble di gemiti contorti e spregiudicati mi penetra e mi colpisce, allo stomaco.

Sprofondare non è un rischio. È una conseguenza. Si salvi chi può.


(Edouard Manet - Le déjeuner sur l'herbe)


La musica è ovunque.

Musica di volti liberi e seducenti, di labbra ignoranti e profane;

plasticamente corpi in penombra di distese interminabili.

Fatalmente vagabondo, io.

Il vento ad indicarmi la via, profumato d’azzurro e di bianco immacolato.

Tra cielo e terra, il mare, s’innalza furioso

e dissolto, tra cielo e mare, il nulla, aleggia, sovrano.

- In un concerto di schiuma e scogli -

Assoluto batticuore adesso, tumulti e brusii,

ad ogni passo, riecheggiano,

sensuali canti lontani e vivi. Tristemente ignoti.

Verde d’infinito che scorre dentro le vene,

violento scalda il mio corpo,

che percorre sgraziatamente la valle,

in festa di fiori.

Tutt’intorno s’intona la notte, lucida d’intenti, e la Luna,

infastidita da tutto quel colore brutale, appare, sinuosa.

- Un litigioso ardore si leva di orizzonte indefinito. -

E dunque il sole le fa posto, assopito,

consapevole di tornare ad ardere,

il mattino seguente.











































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>> lunedì, 13 ottobre 2003 >>

 

_17.35 _ Ne giorno ne notte _ I vetri tremano al cospetto di un Talk Show Host _ lunedì di ottobre_

 

 

Ma quant’è bello il mondo? Il mondo che respira, oltre queste mura.

Penso alla saggezza e alle saggezze, ai tesori che risiedono in ognuno di noi,

alle coincidenze e alle situazioni perfette. Sono importanti, vero?

 

Ho avuto l’onore e la fortuna di scoprire mondi nuovi, smisurati.

Li ho scovati e scavati nel cuore degli individui. Individui impensabili.

Più vuoti delle mani di un mendicante, a cui sono rimasti solo i suoi occhi, stanchi.

Io ho capito. Credo di aver capito cosa desidera la gente e cosa ama sentirsi dire.

Perché tutti noi siamo uguali, nati dal medesimo abbraccio, guidati da un sentimento stupendo,

sparsi e spaesati in piramidi di acciaio, che noi stessi abbiamo costruito

per osservare dall’alto quanta strada abbiamo fatto. E non siamo mai soddisfatti.

 

Io sto ancora aspettando il mio momento, perché so che arriverà e allora sarà tutto più facile.

Il resto verrà da se.

 

Troverò la pace e affronterò i giorni a venire, con la consapevolezza, dolce consapevolezza, di essere arrivato ad un traguardo, uno come tanti.

 

Siete mai stati dietro un sipario che sta per chiudersi?

 

Ecco, è questo che intendo dire.

 

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>> domenica, 12 ottobre 2003 >>

 

Partito, in perfetto orario, con relativo vuoto da colmare.

I passeggeri sono pregati di sedersi al proprio posto e di restare in silenzio.

<< Ammirate il paesaggio. Tra oggi e domani potrebbe anche cambiare >> .

Scorre imperturbabile sulle linee disarmoniche di cemento, un treno.

Coraggioso come un leone.


Ad ognuno di noi immancabilmente viene assegnato un ruolo.

Con buone probabilità siamo noi stessi a reclamarlo, ma non esistono certezze a riguardo.

In ogni modo questo ruolo ci è d’aiuto, talvolta. Inestinguibile fonte d’irrefrenabili sensazioni, riposte. Ci culla e c’inganna, con immagini felici, ci cattura.

Ma qualcuno mi ha confessato che questo ruolo potrebbe divenire una condanna.

Non bastavano le ordinarie mura da scavalcare o alle quali appoggiarsi? Naufraghi in questo paesaggio pirandelliano, dall’esito scontato.

Tuttavia questa maschera, irrevocabilmente annessa alla nostra anima, pesa terribilmente e determina rischiose sconfitte.


Bisognerebbe studiare le tendenze masochistiche, in ognuno di noi.

Siamo troppo attratti dal fuoco, da gettarci nelle fiamme.


Da oggi vorrei essere felice. Perché no? ..






















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>> sabato, 11 ottobre 2003 >>

.: Gustav Klimt - Der Kuß (Il bacio) - 1907-08 Österreichische Galerie - Vienna :.

Questa sera un mio amico mi ha chiesto dove sto andando? E io gli rispondo.

Sto semplicemente camminando.

E se tutto questo camminare facesse male? E poi cos’è che mi aspetta? - è per questo che non mi volto mai indietro - .

Direi che passeggio, con le mani in tasca, poi magari mi fermo e incontro qualcuno che mi cambia la vita. Ma non sto scappando.

Lo stesso amico mi vorrebbe vedere percorrere strade più luminose. E io gli rispondo.

Le sto ancora cercando.

E’ quello per cui mi batto. Ma ci sono percorsi più importanti, che mi rendono soddisfatto e tranquillo. Dove incontro le passioni e i sogni nascosti, riposti.

E’ li che sto andando.
















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>> giovedì, 09 ottobre 2003 >>

 

Tutt’intorno è saturo di figuranti logori d’ingiustificata superbia. Sono quelli che sfrecciano soddisfatti per le strade illuminate, tuttavia cupe, incastrati nei sedili delle loro rilucenti carrozze, agghindati a cerimonia.

Incoraggiati e compiaciuti, mai perdenti, osservano, da eruditi ignoranti, il comportamento delle persone, per loro tutte uguali, non all’altezza. Covano puro odio se non gli è possibile comperare felicità e stima; spesso diventano pericolosi e imprevedibili.

Quando di notte hanno modo di occultarsi lo fanno, giocando a travestirsi. Potenti, incontrollabili pionieri dell’oscuro. Furfanti e dispettosi, si macchiano di violenze inenarrabili, giocano agli assassini, ridono sgraziatamente, profumati come sposi.

Improvvisamente qualcuno taglia loro la strada e quattro sportelli si aprono diligentemente, come in un ritmo tribale. E allora gli occhi si velano, il sangue si gela e ognuno di loro - chi prima chi poi - comincia a tornare in se. Ma oramai è troppo tardi. Sono andati ben oltre il limite concesso. Hanno seminato e ora sono condotti a raccogliere, uno ad uno, i semi che hanno sparso, come indisciplinati scolaretti. Velocemente abbandonano il dialetto e riappaiono come mammà li ha partoriti. Ma non basta chiedere scusa, non serve piangere adesso, non possono cambiare canale. Non più.

Poveri loro, poveri incoscienti, povere vittime. Padroni del loro mondo, così fottutamente confinante con quello vero.

Tuttavia non è solo colpa loro. Nessuno glielo ha mai spiegato, nessuno glielo ha mai mostrato, il mondo. Abituati a percepire unicamente quegli aspetti puramente teatrali, scenografici che la vita gli riserva, da sempre.

Non conoscono il desiderio, non percepiscono le sofferenze altrui e non ne vogliono nemmeno sentire parlare, poiché i signori cadrebbero in superflue depressioni, rischiando di sporcarsi il vestito buono.

Ma allora dov’è il problema? Il problema è all’origine, la colpa è nelle radici e in questo maledetto modo di pensare, di agire, indisturbati. La colpa è di coloro che spacciano il brutto per bello, la giustizia per abuso, il diritto per prepotenza. La colpa è di chi li vede crescere, incattivirsi, e non fa nulla. La colpa è nelle radici.

Tornano a casa adesso e senza musica, come da copione. I loro occhi mettono paura. Sono gli occhi di chi ha appena assistito ad un impensabile colpo di scena; non era calcolato. La serata è andata male. In ogni caso non mollano la presa, non scendono dal trono, non mostrano le ferite, anzi. Cercano un milione di scuse e pretesti per tornare a ridere, ma non ne sono capaci. Alla fine si salutano e fanno ritorno al proprio castello.

Questa notte nessuno di loro riesce a chiudere gli occhi senza che quei quattro sportelli tornino a sbattere. Questa notte nessuno di loro può sognare. In ognuno di loro risiede oramai la consapevolezza di essersi perso qualche passaggio. Eppure il mondo non dovrebbe essere così. Qualcosa deve essere andato storto, ma cosa?

 

- Avremo forse sbagliato strada? –

Sogni d’oro.

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>> martedì, 07 ottobre 2003 >>

 

A Napoli viveva e vive tuttora Veronica. Presenza eterea, leggera, intangibile.

Veronica ha una passione per il cielo, le nuvole, i colori. Le piace correre e urlare e infatti corre e urla come se fosse una bambina, una creatura alata, dispettosa e incantevole, dagli occhi azzurri pieni di libertà.

Veronica ama cantare e ridere; non guarda mai l’orologio e piange solo se è felice. Adora giocare con la sua stessa ombra. Talvolta resta ore ed ore ad ascoltare i suoi gatti che chiacchierano sulla mensola. Oppure siede sul tetto della mansarda. Veronica osserva dall’alto le luci che prendono forma, il mutare delle maree e le case della gente come lei. Della gente che vive, dorme e litiga per il telecomando; la gente che picchia, la gente che sospira: << ti amo >> e quella che va via.

A Veronica non piace dormire, ma adora sognare, e lo fa spesso – quasi sempre - .

Veronica profuma di vento e vive di musica. Nella musica lei immagina paesaggi sconosciuti e vergini dove lasciarsi cadere. Si tuffa in acque sempre tiepide, fugge le correnti. Dona un nome ad ogni stella.

Di tanto in tanto scrive e racconta di principi e battaglie, di bianche magie. La sua penna non sa raccontare falsità e il suo inchiostro è sangue che non lascia mai macchie.

Veronica è fatta di proverbi e leggende; affonda le mani nella neve e ne estrae luminosissime farfalle che vivono del suo tepore.

Veronica è seducente; Veronica è serena. Lei non sa invidiare, non conosce cattiveria ma solo dolcezza.

Veronica è lontana, troppo. Deve ancora nascere Veronica, forse. Lei non ha mai incrociato la mia strada eppure mi trovo a parlare di lei, senza conoscerla.

Respiro il profumo della sua stessa città, ma Veronica sa nascondersi bene e non vuole essere trovata.

Forse è proprio questo il suo segreto.. Lei ci spia dall’alto; tranquilla, silenziosa, eterna. Felice.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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>> lunedì, 06 ottobre 2003 >>

 

quando guardiamo la luna, dispersi,

c’è un mondo intero che ci osserva

 

e se tentiamo di ascoltarlo, lo ascolteremo; non è lontano

ci è accanto, ci è intorno, è dentro

 

spettatore, quando siamo romantici

e coraggiosi – incoscienti –

 

il mondo si nasconde tra le foglie, nell’erba

talvolta è nelle nostre tasche o nel pianto di un bambino

 

ci lascia sognare, leggeri e incontrastati

ci offre paesaggi sempre nuovi, ci sorregge

 

sorride, di pioggia e vento - complice ci vede innamorati –

egoista più degli altri, sorprende e maledice

 

perdona, dimentica,

insonne al mio passaggio.

 

 

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